Viaggio in Costa D’Avorio: Nel Cuore dell’Africa Occidentale

Un viaggio in un Paese che solo di recente è diventato nuovamente accessibile al turismo.

Un itinerario per “pionieri” che vogliono scoprire un’Africa poliedrica: dai ponti di liana alle cattedrali, dalle maschere tradizionali alle danze di iniziazione, dai capi tribali alle scimmie sacre, dai villaggi di cacciatori allo skyline di Abidjan, dalla savana alla foresta e all’oceano con le sue spiaggie incontaminate.

Un viaggio che saprà stupirvi e che vi porterà alla scoperta di genuine, vibranti e colorate cerimonie.

Per viaggiatori che cercano esperienze uniche in un’Africa senza filtri.

  • Durata: 13 giorni
  • Guida parlante italiano
Prezzo da 3 020 € Invia la tua richiesta
Giorno 1

Arrivo ad Abidjan

Arrivo ad Abidjan e trasferimento all’hotel.

Tempo libero per rilassarsi.

Giorno 2

La stirpe Akan

Volo interno per Bouake.

Incontro con l’etnia Baulè del lignaggio Akan, orignari del Ghana. Essi hanno in comune con i loro cugini del Ghana un complesso sistema gerarchico. La loro ricca produzione artigianale si riassume in finissime statue che rappresentano il mondo degli spiriti, pulegge scolpite sui telai dei tessitori e l’uso di maschere.

Visita di alcuni villaggi.

Assisteremo alla danza della maschera Goli che può avvenire sia per intrattenere il villaggio che per celebrare Il funerale di una persona di alta classe sociale. I Baulè hanno adottato questa pratica dai loro vicini; i partecipanti cantano e bevono vino di palma.

Giorno 3

Architettura sudanese

Nel pomeriggio trasferimento verso nord. Lasceremo la strada principale per imboccare una pista che ci condurrà all’antica città di Kong. Essa è situata nella regione sub-Sahariana /area del Sahel, una savana con alberi quali il baobab. Si dice che Kong è all’origine dell’area del gruppo etnico Mandè, mercanti conosciuti in Africa Occidentale con il nome di Diola. Questi trasformarono Kong in un importante centro del commercio tra le carovane di sale e altre merci provenienti dal Sahara e le foreste del sud che esportavano noci di cola, schiavi e oro. La moschea di Kong è il miglior esempio di architettura tradizionale Sudanese in Costa d’Avorio.

Giorno 4

Età del ferro

Ci dirigiamo verso uno sperduto villaggio per assistere all’inizio della fusione del ferro .

Si tratta dell’unico esempio di metallurgia tradizionale ancora in uso in Africa e che ci riporterà ai tempi dell’Età del ferro.

Il minerale di ferro proviene da miniere con pozzi profondi e viene macinato manualmente. Il forno tradizionale realizzato con mattoni di fango, prima di essere acceso viene caricato con strati di carbonella alternate a minerale di ferro. A questo punto possiamo allontanarci fino al mattino successivo, quando il materiale avrà raggiunto il punto di fusione. Le tecniche di fusione del ferro sono tenute segrete e vengono rivelate solo ai membri iniziati.

I fabbri sono temuti come persone che possiedono oscuri poteri magici , in contatto con gli spiriti maligni capaci di trasformare le pietre in ferro , di renderlo liquido e nuovamente solido in una forma diversa.

Giorno 5

La danza della pantera

In mattinata ritorno al villaggio per assistere al risultato della fusione.  Alla fine di questo processo avremo assistito alla creazione di un oggetto in ferro, dall’estrazione del metallo fino alla fusione e lavorazione finale.

Korhogo e’ un passaggio obbligatorio per il viaggiatore che attraversa le regioni settentrionali del paese. La sua storia risale al XIII sec. ed è la capitale del popolo Senoufo, un etnia che ha prodotto i maggiori capolavori dell’arte Africana e che vive ancora nel rispetto delle sue antiche tradizioni culturali. Visiteremo i loro villaggi che mantengono ancora oggi i segreti della propria produzione artigianale.

I Senoufo sono celebri anche per i loro complessi riti iniziatici. L’iniziazione dei ragazzi è chiamata Poro e si distribuisce su 21 anni. Consiste nell’apprendimento dei segreti sociali e religiosi che contraddistinguono un vero Senoufo, il superamento di alcune prove e l’esibizione in danze mascherate.

Tra queste ultime la più spettacolare è quella del Boloy, o danza della pantera, celebrata dai ragazzi di ritorno da un periodo d’ isolamento nella foresta sacra, a cui potremo assistere la sera presso un villaggio.

La stagione secca è anche il momento dei grandi funerali che rappresentano momenti di ritrovo famigliare e di celebrazione della morte e della vita. Se in programma parteciperemo ad una di queste celebrazioni cariche d’atmosfera.

Giorno 6

La danza delle vergini

Abbandoniamo la strada principale per scoprire il villaggio di Niofoin ed i suoi granai d’argilla decorati con simboli in bassorilievo, ammireremo anche la casa sacra dall’alto tetto a cono che presenta dipinti ed oggetti sacri dedicati ai culti animistici, ancora oggi praticati dai Senufo.

In seguito incontreremo gli inconfondibili nomadi Fulani . Cappelli appuntiti, bastone a tracolla, sguardi fieri, una semplice borraccia intorno al collo, un machete tra le mani e sandali ai piedi. Questi nomadi non sembrano aver bisogno di nient’altro nel loro peregrinare alla ricerca d’acqua e pascoli per le loro mandrie. Sembrano venire dal nulla e dirigersi in altrettanti luoghi misteriosi.

Visiteremo alcuni loro villaggi dove principalmente incontreremo donne e bambini.  Saremo i benvenuti a curiosare all’interno delle loro capanne tra i sorrisi maliziosi , vecchie foto di famiglia, regali di dote e meravigliose calebasse decorate…

Nel tardo pomeriggio assisteremo alla danza delle “giovani vergini” , chiamata Ngoro e che fa parte della iniziazione Poro eseguita dai Senufo.

Giorno 7

Guerrieri Sacri

Incontro i Malinké, discendenti dell’antico impero del Mali. Tra le fila dei suoi guerrieri si fecero notare i “Dozo”, la società dei cacciatori, per il coraggio dimostrato in battaglia e per il potere mistico ancora oggi tramandato nel corso di una lunga iniziazione. Per questa ragione, sebbene oggi non ci siano più battaglie da combattere, il rispetto riservato a questa casta non e’ diminuito. I Dozo sono considerati come una sorta di polizia locale. Degli “angeli custodi” che sorvegliano i villaggi da malintenzionati e fungono da paciere in caso di litigi, oltre ad essere considerati grandi guaritori per le conoscenze esoteriche di piante ed animali.

Incontreremo i responsabili di questa casta. Vestiti con gli abiti-feticcio in tessuto tradizionale bogolan e con il fucile coperto di amuleti, i cacciatori ci accompagneranno in un’escursione a piedi nella savana per iniziarci al potere delle piante. Con loro visiteremo un villaggio Malinké dove, al ritmo sempre più incalzante dei tam-tam, si esibiranno in danze e dimostrazioni di resistenza al fuoco e ai coltelli.

Giorno 8

Maschere Acrobatiche

Giornata dedicata all’incontro con il popolo Yakuba, meglio noto come Dan. Visiteremo villaggi costruiti sul pendio di colline e caratterizzati da grandi capanne rotonde con tetti di paglia. Alcune case sono affrescate dalle donne durante i periodi di cerimonia, mentre gli uomini si radunano sotto un’enorme capanna per riciclare rottami di ferro in fertili zappe, usando come incudine e martello pezzi di vecchie rotaie.

Al limitare del villaggio si trovano le piantagioni. Tra i rami profumati del caffé ed ai piedi di un gigantesco Iroko visiteremo una pozza sacra dove i pesci gatto sono venerati come antenati tutelari mentre, non lontano, gli echi dei tam-tam e le grida degli iniziati avvertono le maschere che è’ il momento di uscire dalla foresta sacra… la loro comparsa sarà per noi un momento di emozioni indimenticabili.

In seguito ci sposteremo verso sud. Quando in lontananza apparirà il monte Tonkpi e il caratteristico « dente » non saremo più tanto lontani dalla città di Man. La città, capoluogo delle popolazioni We e Guéré, si sviluppa ai piedi di 18 verdissime montagne.

Giorno 9

Ponti di liane

La foresta fra la costa d’Avorio e la Liberia è famosa per i suoi grandi ponti di Liane. Per le popolazioni locali l’origine di questi ponti è avvolta nel mistero. Sono costruiti da giovani iniziati, segretamente e nel corso di una sola notte!

Attraversarli non presenta grandi difficoltà se si rispettano i tabù imposti dalla tradizione, a meno che non si trasportino pesanti bagagli sulla testa e un bebé legato alla schiena, come fanno le ragazze del posto!

Nel pomeriggio breve escursione nella foresta delle scimmie sacre di Gbepleu, depositarie del significato del nome di Man. In Costa d’Avorio dietro ogni città, quartiere o villaggio si celano le foreste sacre.

Luogo di passaggio tra il mondo umano ed un altrove magico, sono i luoghi in cui i giovani vengono iniziati ai segreti sociali e spirituali dagli anziani anche attraverso l’uso di maschere, conservate segretamente ai piedi degli altissimi alberi.

In un piccolo villaggio a pochi chilometri di distanza, le maschere usciranno proprio dalla foresta. Nella cosmogonia del popolo Guéré esiste un Dio creatore che comunica con gli esseri umani esclusivamente attraverso dei mediatori, le maschere appunto.

Giorno 10

Riti nelle foreste

Veicoli 4X4 saranno necessari per scoprire la remota e boschiva regione dove l’arrivo di stranieri è ancora un evento raro. La pista attraversa ponti in legno prima di raggungere il più isolato insediamento abiatato dai Gueré. Spettacolari segrete mascere danzeranno per il villaggio.

Le percussioni annunceranno la rara performance dei “Jongleurs”, un’antica tradizione che sta scomparendo. Le ragazze iniziate con il viso dipinto di caolino bianco si esibiranno in una spettacolare danza acrobatica.

Nel pomeriggio proseguimento verso Daloa.

Giorno 11

Una basilica nella savana

Nella regione di Daloa assisteremo alla danza delle maschere Zaouli dell’etnia Guro. Si riporta che Zauli nacque negli anni Cinquanta del Novecentoe che sia ispirata a una ragazza di nome “Djela Lou Zaouli”. Tuttavia, le origini delle maschere sono sempre leggendarie e perciò diverse; ogni maschera può avere la propria storia simbolica.

Nel pomeriggio arriveremo a Yamoussoukro, “villaggio” natale di Houphouet-Boigny: primo presidente della Costa d’Avorio indipendente, e dal 1983 capitale del paese. Qui il sogno ivoriano degli anni 70 e 80 si e’ fatto realtà.

Visiteremo la Basilica della Madonna della Pace, copia di San Pietro a Roma. I marmi e le vetrate che caratterizzano la chiesa ne fanno un monumento imperdibile della storia del paese.

Girovagando tra gli immensi boulevard per nulla trafficati del centro, tra i buchi nell’asfalto e qualche gallina in mezzo alla strada, saltano all’occhio altri eccessi: giganteschi palazzi del governo, altissimi hotel di 14 piani, enormi scuole e persino un laghetto artificiale con tanto di caimani. Ma quello che più rimane di tutto questo riempire non è altro che la sensazione di vuoto per il nulla che circonda questa illusione…

Giorno 12

Metropoli Africana: grattacieli & lagune

Proseguiamo verso Abidjan 

Entreremo nella città attraverso il nuovo quartiere di Youpungon, non lontano dalla foresta del fiume Banco e da Fanico, la famosa lavanderia.

Se guardiamo oltre la laguna, the “plateau” (il distretto amministrativo ed economico) si sviluppa molto velocemente e non orizzontalmente, come nella maggior parte delle città africane, ma verticalmente con i suoi grandi edifici moderni e i grattacieli. Non molta terra rimane disponibile e quella poca a disposizione deve continuamente essere estorta dalle acqua della laguna Ebrié.

Ammirando lo skyline ci capiterà di pensare che manca solo la Statua della Libertà, tuttavia questa è l’Africa Nera non Manhattan!

La visita inizia con una breve traversata in traghetto per una visione complessiva del “plateau”, una prospettiva dall’acqua. Quindi, dall’estremamente vivo mercato di Treichville ci sposteremo verso il più tranquillo “Cocody”: l’elegante quartiere residenziale sede dell’ufficio del primo ministro e di alcuni edifici in stile coloniale.

Giorno 13

Gran Bassam, atmosfera coloniale

La città di Grand Bassam edificata su una linea di sabbia fra lagune ed oceano ha conservato gli edifici coloniali di quando era la ricca capitale di questa colonia.

Durante questi anni, vista la prossimità con la capitale, si è trasformata in luogo di villeggiatura marittima degli abidjanesi. La città offre un’atmosfera particolare, grazie ai grandi e calmi viali ombreggiati da alti alberi, enormi bouganvillea e begli edifici coloniali.

Il vecchio edificio delle Poste è un gioiello dell’architettura francese coloniale.

Il Museo del Costume nell’ex Palazzo del Governatore è un bell’edificio con la sua grande scala esterna. La collezione unica di costumi tribali, maschere, ornamenti e fotografie d’epoca , ci regalerà uno sguardo interessante sulla storia e la cultura del Paese.

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