|
Esperienze dello staff di TransAfrica Preparando Essakane 2010 di Roberto Cerea, ottobre 2009 “. Viaggio ad ESSAKANE, Festival del Deserto
Essakane, nel 2010 sarà la decima edizione di questo festival che si svolge in un non-luogo: delle dune di sabbia bianca, soffice, nei pressi di un villaggio di nomadi tuareg. Essakane è il luogo degli eccessi. Prima di tutto il niente: il niente appunto rappresentato dal non-luogo di cui sopra; il tutto: centinaia di persone che arrivano da ovunque per assistere ad un festival il cui allestimento necessita l'installazione e dunque il trasporto di TUTTO sul luogo, con uno sforzo organizzativo “mica da ridere!”
Il risultato: appunto una continua oscillazione tra il niente ed il tutto. Lunghe ore durante il giorno in cui si lotta con il sole; pazienti attese per eventi che sembrano sempre tardare (“ma quando iniziano?... qualcuno ha un programma?...)” E poi: l'esplosione! Qualcosa d'inimmaginabile… che nessun regista riuscirebbe a riprodurre. La notte, dopo le 20h00, ma le prime esibizioni cominciano già verso le 16-17h00. Una musica che dipinge il blu opaco della notte, che taglia il freddo dell'aria, che induce al ballo, all'ascolto ozioso sdraiati sulla sabbia (meglio avere anche una coperta comunque), a chiamare persone care, ovunque siano nel mondo, chiedendo loro: “ma perché non siete qui?” Ma il niente è sempre lì, dietro l'angolo, rappresentato da un aspetto informale che fa sorridere: accanto al palco, le tende degli artisti. I loro nomi sono scritti –male- in penna: Salif Keita, Habid Koite… Oppure, il programma: certo, c'è! Averlo significa sapere cosa probabilmente NON succederà.
Un aneddoto personale può aiutare a capire. Il sottoscritto chiama nel 2003 Ali Farka Touré. “Ali, stiamo preparando un viaggio ad Essakane, per il Festival… sai dov'è questo posto?” Ali: “Mai sentito” Il sottoscritto: “Ali, hai interesse a sapere dov'è perché sei segnalato fra gli artisti che devono suonare!” Ali: “non lo sapevo!” Segnalo per correttezza che la performance di Ali del 2003 risulta uno dei momenti più belli della storia oramai decennale del festival.
Andare ad Essakane ed aspettarsi un festival normale significa sbagliare posto. Andare ad Essakane ed aspettarsi un festival di musica assolutamente grandiosa in un “clima” particolare: allora vuol dire fare la buona scelta.
La musica appunto: blues sahariano, ritmi tuareg con strumenti tradizionali e moderni, qualche melodia africana di altro genere (nel 2009 un artista di Capo Verde ha lasciato un buonissimo ricordo), un po' di rap, tanto pop sempre di stampo africano. Il festival è la vetrina prima di tutto della musica maliana, che ha oramai un auditorio mondiale. I suoi artisti fanno tournée ovunque. Ed Essakane rovescia la logica, portando il pubblico a casa loro. Ma Essakane è anche il palcoscenico ideale per musicisti europei che si riconoscono in una corrente musicale che oggi si definisce: World Music. Per intenderci, il musicista italiano ideale (fra i tanti) che non sfigurerebbe ad Essakane: Enzo Avitabile.
Quanto alla logistica di TransAfrica: tende igloo, tende ristorante di tipo marocchino, ristorazione di qualità, docce e bagni da campo… un clima conviviale con un falò permanente che riscalda corpi, induce a conversazioni notturne e magari anche a qualche ballo. Il vino sembra che aiuti e non manca.
Due ultime note che aiutano a capire: sotto il palco, il pubblico è meticciato. L'evento attira tutti. Non si tratta di qualcosa per “bianchi”. Chi c'era nel 2009, si ricorda l'entusiasmo straripante dei vari commercianti all'annuncio della presenza di Salif Keita. Hanno abbandonato i loro commerci per andare sotto il palco… business is business… ma non solo di pane vive l'uomo! Sempre nel 2009 una brass band francese (fanfara) si è esibita per giorni senza fare economia di fiato. “Dilettanti” che mescolavano ritmi jazz con melodie più francesi. Il loro entusiasmo è stato contagioso ed ha confermato che la musica è soprattutto un affare di cuore. Ed attenzione, ad Essakane ci si può lasciare il cuore!
|