Ulteriori Informazioni – Togo

Il nome del Togo ­ piccolo paese affacciato sul Golfo di Guinea tra Ghana a ovest e Benin a est e confinante a nord con il Burkina Faso – viene spesso associato a quello del Benin: e in effetti le popolazioni sono molto simili e accolgono il visitatore con la stessa gentilezza e la stessa apertura mentale.

Diverso in parte il territorio: i palmeti togolesi sono in prevalenza costituiti da palme da cocco ed a ovest si trova un piccolo rilevamento montuoso le cui pareti sono coperte da vegetazione di tipo equatoriale (con produzione di caffè e di cacao) che non replica in Benin. Nell’entroterra è possibile riscontrare altre differenze e similitudini. Il plateau dei paesi Kabye richiama il massiccio dell’Atakora in Benin, ma la forte densità della popolazione ha permesso un intreccio maggiore di culture. Infine la pianura del nord del Togo è più di tipo voltaico che non nel Benin.

Una capitale piacevole

Lomé, la capitale, si estende di fronte al mare per una decina di chilometri tra la frontiera con il Ghana e il nuovo porto (da notare che l’attuale Togo, indipendente dal 1960, è l’ex territorio francese, mentre la parte britannica è stata annessa al Ghana: questo spiega la vicinanza del confine, praticamente in città). Il suo centro, la città vecchia, è in stile coloniale con ampi viali.

È una città piacevole, in cui passeggiare tra le case basse, attorniati dalla folla variopinta dei mezzi di trasporto e dai mercanti ambulanti oltrechè fermarsi davanti alle piccole botteghe o ai laboratori degli artigiani del legno o del ferro.

La visita della costruzione a tre piani situata nel centro del Grand Marché si traduce sempre in animate discussioni con le matrone togolesi, dinamiche e simpatiche quanto le loro ‘cugine’ del Benin. La sera, accarezzati da una gradevole brezza, si può tranquillamente passeggiare sul lungo mare accompagnati dal fruscio delle palme da cocco.

Terra di vudù

Il vudù è la religione tradizionale del sud di Togo e del Benin ed è la più radicata nella cultura locale e la presenza ovunque di templi, altari e feticci ne è la prova. Al centro dei villaggi gli adepti, spesso più di un centinaio, usano riunirsi in particolari occasioni e dopo lodi collettive e sacrifici propiziatori sugli altari delle divinità , le danze possono iniziare.

I feticheur sono seduti al fianco dei feticci; i canti delle donne accompagnano il ritmo dei tamtam che diviene sempre più frenetico, mentre alcuni dei partecipanti cadono in un profondo stato di trance, segnato a livello fisico da una forma di catatonia, con forte rigidità muscolare e insensibilità al dolore. Durante la trance, particolare stato alterato di coscienza, i partecipanti entrano in contatto con gli spiriti.

Le genti del plateau

Sul plateau il paesaggio cambia aspetto. Vaste distese di magri pascoli punteggiati dall’affiorare di rocce succedono a una vegetazione un po’ più densa e dopo qualche chilometro emerge un paesaggio montagnoso, al di là della valle di Kara, nel cuore del paese Kabye, che racchiude realtà contadine che vivono in villaggi con case sovente in pietra, disseminate nei campi fra grandi alberi di kapok, manghi, tek, palme e baobab.
Per coltivare la poca terra lasciata disponibile dalle rocce, i Kabye, instancabili lavoratori, hanno adottato il sistema agricolo a terrazze. In tutta questa regione pozze d’acqua formano piccole oasi. Al di là del massiccio, a partire da Kande, la grande pianura voltaica si distende in larghi spazi aperti che si presentano come piccole falesie e fiumi che hanno scavato i loro letti in profondità (è il caso dell’Oti, navigabile in piroga, e dei suoi affluenti).

Castelli d’argilla

Una pista porta a incontrare i Tamberma, popolazione che ha trovato rifugio da molti secoli ai piedi dei monti dell’Atakora, luogo di difficile accesso che ha permesso loro di proteggersi dalla tratta negriera operata dal mondo arabo. Grandi feticci dalla forma fallica proteggono gli ingressi delle loro case, la cui architettura viene considerata una delle più belle d’Africa, con case fortificate che sono veri piccoli castelli in argilla costruiti su tre livelli. Nel nord abitano i Moba, che vivono in case d’argilla dalla forma circolare, con tetto conico in paglia e un muro che circonda e protegge le capanne della stessa famiglia in piccoli villaggi distribuiti su un vasto territorio.

 

APPROFONDIMENTI

Il Togo, ufficialmente République Togolaise, è situato in Africa Occidentale e confina a ovest con il Ghana, ad est con il Benin e a nord con il Burkina Faso. Si estende a sud fino al Golfo di Guinea dove è situata la capitale Lome.

Il Togo è una striscia di terra con 56 km di costa e una superficie di soli 57.000 km2 con una popolazione che si aggira intorno ai 6,8 milioni di abitanti, di cui circa 700.000 concentrati nella capitale. E’ una nazione tropicale sub-sahariana, che dipende fortemente dall’agricoltura, con un clima che fornisce buone stagioni di raccolto.

La lingua ufficiale è il francese ma molte sono le lingue che vengono parlate in Togo, in particolare quelle del gruppo Gbe. Il gruppo religioso più numeroso è quello animista ma significative sono anche le comunità cristiane e mussulmane. Il Togo è membro delle Nazioni Unite nonché dell’Unione Africana e dell’Organizzazione della conferenza Islamica.

Popolazione: 6.8 milioni (UN, 2010)

Capitale: Lome

Area: 57.000 km2

Gruppi etnici:

Sud: etnia Gbe: Ewe, Mina e Adja

Centro: Kotokoli, Tchamba

Nord: Kabye (22%), Mossi e Moba

Lingue: il francese è la lingua ufficiale, Ewe e Mina sono le altre lingue più diffuse, il Kabiyé ( la lingua del presidente Eyadema) è parlato diffusamente nella regione intorno a Kara e il Kotokoli intorno alla regione di Sokodè.

Gruppi religiosi: 51% animisti, 29% Cristiani, 20% Mussulmani

Aspettativa di vita: 60 anni (uomini), 65 anni (donne) = 2011 est.

Presidente: Faure Gnassingbe Eyadema

STORIA

Per molti secoli il Togo è rimasto ai margini di diversi imperi: Mali, Ashanti, Benin, Mossi ma non è mai stato al centro di nessuno di questi. Il Paese, che faceva parte di quella che un tempo era chiamata la Slave Coast (costa degli schiavi) ebbe i primi contatti con gli europei nel XV sec. con l’arrivo dei portoghesi sul continente africano.

Divenne importante centro del commercio degli schiavi, che erano barattati con prodotti provenienti dall’Europa. Alla fine del XIX sec. il commercio però si era concentrato su prodotti “legittimi”, in particolare sull’olio di palma usato dagli europei nella produzione di sapone. Società francesi e tedesche si fronteggiarono lungo la costa per garantirsi i contatti commerciali con il popolo Mina. Nel 1884 il Togo diventava un protettorato tedesco e negli anni successivi Togoland fu modellato in modo da diventare la colonia modello del Reich: i tedeschi tentarono di portare il paese a compiere miracoli economici. Furono costruite ferrovie e strade, abbattute foreste per far posto alle piantagioni di caffè e cacao. Furono addirittura creati dei ponti radio diretti con Berlino e furono costruiti cantieri navali. A dispetto dell’importanza a livello economico della colonia, la presenza militare tedesca nel Togoland era esigua. Allo scoppio della prima guerra mondiale, gli inglesi e francesi invasero il territorio costringendo i soldati del Kaiser a capitolare nell’ agosto 1914. Dopo la guerra, con un mandato della Società delle Nazioni, un terzo del territorio del Togo venne affidato all’amministrazione britannica e due terzi (gli attuali confini del Paese) furono consegnati ai francesi.

Gli inglesi impiegarono poco tempo ad annettere il Togo occidentale (attuale regione del Volta in Ghana ) alla Costa d’Oro. Nel 1956 fu indetto un referendum circa la riunificazione ma il risultato vide la scelta delle popolazioni del Togo occidentale di entrare a far parte della Costa d’Oro, che in quel periodo si preparava a raggiungere l’indipendenza. Nell’aprile del 1960 fu dichiarata l’indipendenza anche del Togo orientale che divenne una repubblica con Sylvanus Olympio come primo presidente. Olympio aspirava agli ideali dei primi nazionalisti del rango di Nkrumah, Touré e Senghor, ma non raggiunse mai la loro statura. Tre anni dopo fu assassinato durante un colpo di stato ; nel 1967 secondo colpo di stato con Eyadema che si impadronì del potere, sospese la costituzione, dissolse l’opposizione politica e si accinse a garantire il suo futuro politico tramite il meccanismo del partito unico da lui stesso controllato.

Nel 1991 i partiti furono legalizzati e nel 1992 venne adottata una costituzione democratica ma la leadership fu accusata di reprimere l’opposizione.

Eyadema mori all’inizio del 2005 dopo 38 anni di potere e gli succedette il figlio.

Geografia e clima

Al nord buona parte della regione è composta da savana coperta da erbe color ocra tipiche della stagione secca che ricordano il Sahel, distante solo poche ore di viaggio verso settentrione. Durante la stagione delle piogge invece, il paesaggio si copre rapidamente di germogli verdi che regalano alla regione un aspetto lussureggiante. Al centro del paese il terreno è tipico collinare mentre nella zona meridionale si estende un altopiano che va ad unirsi lentamente in un bassopiano costiero ricco di ampie zone paludose e lagunari.

Il clima è tipicamente tropicale con temperature medie intorno ai 27.5°C sulla costa, e intorno ai 30 °C nelle regioni del nord dove si incontra un clima più secco e caratteristico della savana. A sud ci sono due stagioni delle piogge (la prima tra aprile e luglio e la seconda tra settembre e novembre), in ogni caso la media delle precipitazioni non è molto elevata.

Economia

Principali prodotti agricoli e industriali: Caffè, cacao, cotone, yams, cassava, mais, piselli, riso, miglio, allevamento di bestiame, pesca / estrazione di fosfati, trasformazione dei prodotti agricoli, cemento, prodotti tessili.

Principali prodotti di esportazioni e partners: Cacao, fosfati, caffè, cotone / India, Germania, Benin, Ghana, Burkina Faso, Cina, Belgio, Niger e Nigeria.

Principali prodotti di importazione e partners: macchinari industriali, prodotti alimentari, prodotti petroliferi / Cina, Francia, Pesi Bassi, Italia, Germania e USA.

PIL pro-capite: 900 US $ (20110 est.)

L’economia del Togo dipende pesantemente dall’agricoltura sia commerciale che di sussistenza, che impiega il 65% della forza lavoro locale. Cotone, caffè e cacao rappresentano insieme il 40% circa dell’export totale. Con agricoltura, allevamento e pesca il Togo è teoricamente auto-sufficiente nel soddisfare le necessità di base del Paese, anche se a volte la distribuzione delle derrate non raggiunge efficacemente tutte le regioni. Nel settore industriale, l’estrazione di fosfati rappresenta la fonte maggiore di esportazione, ma occorre dire che questo mercato sta soffrendo molto a causa del crollo dei prezzi sul mercato internazionale nonché a causa della concorrenza straniera.

Il Paese presenta nel complesso un’economia povera, gravata da squilibri strutturali sia per quanto riguarda il non conseguito amalgama tra le decine di diversi gruppi etnici che popolano il Togo, sia per l’eccessivo peso che riveste tuttora l’agricoltura tra le varie attività produttive, sia infine per la gravosa dipendenza dal capitale estero. Anche se non ha sinora dato i risultati che si speravano, l’acquisizione dell’indipendenza, realizzata nel 1960, si è pur tradotta in qualche sensibile vantaggio per il Paese: considerato un po’ come l’elemento di equilibrio fra gli Stati anglofoni e quelli francofoni dell’Africa occidentale, il piccolo Togo è riuscito ad assumere una posizione di primo piano nella creazione della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, istituita a Lagos nel 1975; la capitale togolese ha inoltre avuto il privilegio di essere scelta come sede della cosiddetta Convenzione di Lomé, stipulata nel 1975 (e rinnovata nel 1980) tra i membri della Comunità Economica Europea e alcuni Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Paesi ACP) allo scopo di regolare le relazioni commerciali e finanziarie, nonché la cooperazione economica e tecnica fra i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati. Ma anche nell’ambito economico interno non sono mancate iniziative di rilievo: la più importante riguarda la nazionalizzazione, nel 1974, della Compagnie Togolaise des Mines de Bénin, già appartenente per l’80% a un consorzio francese e che rappresenta la più grande società mineraria del Togo. Essa sfrutta i giacimenti di fosfati del Paese, che sono tra i più cospicui del mondo e che in realtà costituiscono la sola ricchezza nazionale. L’assetto industriale è però entrato in crisi tanto che nel 1983 si è deciso di tagliare il 32% degli investimenti nel settore con la chiusura di parecchie industrie statali.

Trasporti

Per quanto riguarda le vie di comunicazione, il Paese è abbastanza dotato, specie nella più densamente popolata sezione meridionale. Le ferrovie, il cui sviluppo complessivo è di 575 km, comprendono una linea che si diparte da Lomé verso l’interno (la capitale è naturalmente il perno di tutte le comunicazioni) e un’altra che segue la costa sino al Benin. La rete stradale misura oltre 12.000 km; (gran parte non asfaltati) nel 1980 è stata ultimata la fondamentale arteria che unisce il Nord e il Sud del Paese, collegando il Burkina Faso, il Niger e il Mali, Paesi tutti privi di sbocco al mare, con il porto di Lomé, destinato quindi a svolgere un ruolo di rilievo per buona parte dell’Africa occidentale. Oltre che principale scalo marittimo del Paese, la capitale è anche il massimo centro aeroportuale grazie all’aeroporto internazionale di Tokoin, a breve distanza dalla città; il secondo aeroporto del Paese si trova a Niamtougou.

Cucina

Il Togo gode di una meritata ottima reputazione per la cucina migliore dell’Africa occidentale: il segreto del loro successo risiede nelle salse meno grasse e ricche di verdure. I piatti tipici sono diversi a secondo della regione, in ogni caso il piatto “nazionale ” dell’ Africa occidentale è il Fufu che in Togo viene preparato con igname bianco pestato, ridotto ad una consistenza pastosa e accompagnato da salse differenti, spesso molto piccanti.

Lo troverete in numerosi ristoranti delle città ma anche sulle bancarelle piazzate lungo le strade.

Le banane vengono servite in diverse modi: grigliate, cotte, fritte o anche ridotte a purè. In stagione manghi, papaye, agrumi, avocado e ananas vengono venduti ovunque. Tra le verdure sono diffusi i pomodori, le melenzane, la zucca e i fagioli. Le spezie più diffuse sono lo zenzero, il pepe, l’anice, l’aglio, il basilico e la senape.

Media

C’è stata una proliferazione di media privati, decine di radio commerciali e non, oltre a riviste settimanali, e una manciata di TV private.

Il quotidiano del Paese reperibile ovunque è il “Togo Presse” di proprietà dello stato, pubblicato in francese e con alcune pagine in lingua ewe, kabye e perfino in inglese.

La radio resta il mezzo più popolare, soprattutto nelle aree rurali. Il principale canale televisivo “Television Togolaise” è di proprietà dello stato.

“Reporter senza frontiere” descrive la situazione dei media togolesi “soddisfacente” (2009). La legislazione del 2002 ha introdotto il principio che i reati di stampa non sono punibili con la reclusione.

La BBC trasmette nella capitale sulle frequenze FM 97.5. “Radio France Internationale” è in FM a Lomè e a Kara ed offre una buona coperutra di notizie internazionali.

Gli utenti internet sono circa 350.000.

EDUCAZIONE

Circa metà della popolazione è sotto i 18 anni e raggiunge la cifra di circa 2.8 milioni.

Il 75% dei bambini togolesi sono iscritti al sistema scolastico. Rimane alto il gap tra maschi e femmine : l’80% contro il 63 %.

Il tasso di analfabetismo degli adulti si aggirava nel 2000 intorno al 43% (maschi 27,8% – femmine 57,4%) circa la metà delle donne non possiede un’educazione.

L’educazione primaria è comunque obbligatoria e gratuita, si comincia dai 6 anni, mentre per la scuola secondaria si devono attendere i 12 anni, ed è composta da due cicli di 4 e 3 anni, ma solo il 23% dei ragazzi vi accede. Bisogna sottolineare che nonostante la garanzia legale di istruzione primaria gratuita, permangono tasse scolastiche annuali che variano da scuola a scuola, e mentre gli istituti statali sono presenti nei grossi centri urbani risultano tuttavia assenti nelle zone rurali delegando l’istruzione agli istituti privati e alle missioni e spesso gli studenti sono costretti a percorrere molti chilometri per raggiungerle.

SALUTE

Aspettativa di vita:

totale 62 anni

Uomini: 60

Donne: 65

Struttura per età:

0-14 anni: 40.9%

15-64 anni: 56%

65 anni ed oltre: 3.1%

Età media: 19.3 anni

Tasso di mortalità sotto i 5 anni: 98/1000 (principalmente per Malaria, polmoniti e diarrea)

Famiglie povere: 150/1000

Famiglie facoltose: 62/1000

Affetti da AIDS sul totale della popolazione: 3.2%

Affetti da Tubercolosi: 9.3%

Spesa pro-capite per la salute: 30 US $ nel 2007

Nascite assistite da personale sanitario qualificato: 54%

Acqua potabile sul territorio: 58% nel 2010 con grande disparità a secondo delle aree geografiche

Strutture sanitarie sul territorio: 15% nel 2010 con grande disparità a secondo delle aree geografiche

Personale sanitario:

medici: 1.5/10.000 abitanti

infermieri: 6.5/10.000 abitanti

MUSICA

La musica tradizionale comprende due generi: il kabye nel nord e la “musica folk ewe/mina” nel sud. Alcuni degli strumenti musicali più interessanti sono usati solo per celebrazioni particolari, ad esempio il picancala, uno strumento simile allo xilofono fatto di sassi e pietra.

La musica moderna del Togo è stata molto influenzata dallo stile congolese negli anni sessanta e settanta e reggae, soul, highlife e musica latina si alternano sul panorama musicale.

QUALCHE NOTA SUL VUDU’

Storia

Il sistema religioso vudù attualmente diffuso nel sud del Togo, fino al fiume Volta in Ghana, è di origine fon. I Fon sono l’etnia maggioritaria nel sud del Benin. Il passaggio dal Benin al Togo è avvenuto tra il XVIII ed il XIX secolo.
A sua volta il sistema religioso fon deriva dagli Yoruba (sud della Nigeria).

L’espansione del vudù dalla Nigeria fino al fiume Volta è dovuto a:

  • la forte strutturazione della religione vudù;
  • la riputazione di potenza dei suoi dei;
  • la seduzione intellettuale e morale della divinazione Afa.

Etimologia

La parola “vudù” è costituita dal radicale “vo” (=nascosto, segreto) e dal radicale “du”, sinonimo della prima sillaba.

I vudù

I vudù sono considerati come dei messaggeri, degli intermediari fra Dio Creatore e gli uomini.. Sono liberi ed indipendenti. Sono incaricati di conservare le tradizioni e l’ordine cosmico. Hanno molte energie. Trovano quest’energia negli alimenti sacrificali, specialmente nel sangue.

Sono soggetti ad umori labili. possono incarnare simultaneamente la malizia e la bontà.

Ci sono tanti culti quanti vudù. Non esiste proselitismo. C’è una mutua tolleranza e coesistenza di credenze tradizionali e di pratiche cristiane.

Fra gli Ewe (sud del Togo) si contano circa 600 vudù.

Possono essere classificati nel modo seguente:

i vudù che presiedono ai grandi dinamismi della natura (fulmine, vaiolo, potenza dell’acqua). Gli adepti di questi vudù ed i preti devono seguire un’iniziazione specifica.
Antenati di tempi antichi, o defunti venerati nelle rispettive famiglie.

Culto

Il culto dei vudù si svolge generalmente davanti ad un motta di terra, sulla quale si costruisce una figura antropomorfa. Alla base della struttura sono deposti, al momento dell’installazione, degli oggetti simbolizzanti il vudù.

La statua riceve dei sacrifici a base di galline o buoi, delle libagioni di olio di palma, delle offerte di igname, fagioli, mais, noci di cola.

Come tutte le divinità africane, anche i vudù sono degli dei da temere. Domandano delle attenzioni costanti da parte dei vivi. In contraccambio dei doveri che gli sono resi, i vudù rispondono con degli aiuti, o per lo meno lasciano tranquilli i loro adepti.

Alcuni vudù particolari

Shango -Hevieso: E’ il vudù del fulmine. E’ rappresentato da un ariete. I suoi colori sono il rosso ed il nero. E’prototipo della virilità devastatrice e gagliarda.

Shapanan-Sapata: E’ il vudù del vaiolo. E’ un vudù pericoloso, da temere. Si completa con quello del fulmine. Il primo opera in cielo; il secondo in terra. Li unisce l’arcobaleno.

Dangbe: E’ il vudù del pitone, serpente inoffensivo, simbolizzato dell’arcobaleno. Rappresenta il legame tra cielo e terra. E’ il dio della prosperità.

La divinazione AFA

E’ una pratica divinatoria fondamentale nel mondo vudù. Proviene da Ife, città madre degli Yoruba. Si è introdotta nel XVII secolo in territorio fon ed in seguito fra gli ewe.

Ogni bambino, alla nascita, è condotto presso l’oracolo per conoscere il suo destino e per sapere a quale vudù rivolgersi per il resto della sua vita.

La consultazione si svolge facendo cadere per terra 8 noci, a coppie. Ogni loro posizione rinvia ad un messaggio ermetico, spesso enunciato sotto forma di proverbi.

Ogni volta che un adepto del vudù ha qualche problema si rivolge all’oracolo per sapere come comportarsi, quali sacrifici compiere ed eventualmente quali riparazioni assolvere per assicurarsi il miglior avvenire possibile, all’interno del piano già stabilito prima della sua venuta al mondo.