Ulteriori Informazioni – Burkina Faso

Il “paese degli uomini onesti” (così fu rinominato l’Alto Volta francese nel 1984, 24 anni dopo l’indipendenza) è anche il paese del sorriso: la gente del Burkina Faso, sempre gentile e allegra, ci conduce per mano in un mondo semplice e dimenticato.

Il territorio, senza sbocchi al mare, è in prevalenza coperto dalla savana, con zone boscose al sud, che a poco a poco si trasformano in Sahel, punteggiato di gialle acacie, basse erbe e arbusti, pascoli buoni per capre e pecore; a nord-est già occhieggiano le dune tra gli stagni, preziosi abbeveratoi per le mandrie di zebù dalle corna a falce di luna dei pastori Peul. Verso ovest si alza la falesia di Banfora, con piccole cascate, laghi, verdi distese di canna da zucchero e lunari paesaggi di rocce scolpite dal tempo in forma di picchi e guglie.

Una terra tra i fiumi – un viaggio attraverso i ritmi lenti e antichi dell’Africa

Tre fiumi bagnano le aride terre del Burkina Faso: il Volta Bianco, il Volta Nero e il Volta Rosso, che proseguono poi la loro corsa verso l’oceano in Ghana. Lungo le rive le donne lavano i loro colorati panni, mentre i bambini giocano spensierati nell’acqua e qualche pescatore solitario getta la sua rete.

A volte nelle zone più umide e boscose si possono incontrare gli elefanti; ma il Burkina è soprattutto un calmo, bucolico paese di piccoli villaggi con case tradizionali in ‘banco’ (argilla e paglia mescolata ad acqua), agricoltori e coloratissimi mercati. Qua e là s’incontrano moschee in argilla e chiese decorate coi simboli dell’animismo: il Burkina è anche il paese della tolleranza e del sincretismo religioso.

Viaggio nella moltitudine di etnie e tradizioni

La pianura centrale, intorno alla moderna capitale Ouagadougou, è abitata dai Mossi, che costruirono un grande impero, tra il XV e il XIX secolo: gente fiera, guerrieri, che persero l’autonomia solo con l’arrivo dei Francesi. I loro discendenti, pacifici ma orgogliosi, vivono in piccole case circolari in argilla, e coltivano sorgo, mais e arachidi, conservati in granai fatti di paglie intrecciate. Ogni etnia ha forme di architettura differenti, che ben si fondono col paesaggio per linee e per colori.

L’ovest è la regione dei Bobo e della loro città, Bobo Dioulasso, la seconda del paese, un piccolo tocco di Francia in Africa. In certe stagioni, in tutta la regione, nei piccoli e grandi villaggi ci sono grandi feste: vecchi, giovani, donne e bambini, tutti si raccolgono intorno a uno spiazzo, ballano, bevono birra di miglio e incitano le maschere che arrivano danzando a grandi balzi, accompagnate dal suono di tam-tam e zufoli. Sono maschere policrome che rappresentano animali, bufali, antilopi, scimmie, uccelli , oltre alla grande maschera piatta della farfalla, lunga almeno due metri. Tutte incarnano gli spiriti della natura, ai quali si chiede fertilità e salute e che vengono ringraziate dopo il raccolto. La maggior parte della popolazione in Burkina Faso è tuttora animista e la danza delle maschere è un momento di gioia che scandisce la vita dei campi, semina e raccolto, la vita del villaggio, le iniziazioni, i matrimoni ed i funerali.

Nel sud del Burkina vivono i Gurunsi: le loro case in banco dalle forme tondeggianti hanno mura decorate dalle donne. Sono splendidi affreschi, in ocra nero e bianco, con disegni geometrici che ricordano antichi simboli tradizionali. Alla sera gli uomini, accanto al fuoco, raccontano storie e indovinelli vecchi quanto il mondo.

Ancora a sud i Lobi, più di altri, hanno mantenuto intatto la fede animistica: non è raro trovare davanti alle loro case fortificate i feticci protettori, ai quali si offrono libagioni e sacrifici di polli e capre. Le loro famose “buthida”, statuette-amuleto, stanno nelle stanze interne a proteggere l’anima di ciascun Lobi, vivo o defunto. Il culto dei morti e degli antenati permea la loro cultura e la loro quotidianità.

Continuando il viaggio verso nord, nell’area abitata dai Kurumba, i graffiti sulle rocce ricordano gli antenati, valorosi cavalieri e cacciatori di struzzi, giraffe e leoni; più in là i segni di antiche necropoli e abitazioni ne confermano l’esistenza, in un tempo che nessuno è in grado di precisare.

L’itinerario a nord-est conduce dove vivono i Songhai agricoltori, i Tuareg e i Peul, in parte ancora nomadi, che allevano mucche, capre e cammelli percorrendo il territorio con le loro mandrie alla perenne ricerca di acqua e pascoli. Solitarie figure in un mondo immutato e immutabile o geni della savana?

Le diverse etnie s’incontrano nei mercati locali che hanno il fascino d’altri tempi: donne ingioiellate Peul, Tuareg nei loro fluttuanti vestiti blu, il velo sul volto, i Bella scalzi che spingono coi bastoni cammelli e capre, i Songhai che vendono tabacco, cereali e verdure. Nei pressi dei mercati gli artigiani fabbricano borse in pelle, selle, gioielli in argento, ceste di erbe intrecciate, calebasse dipinte e i fabbri buttano sul fuoco alimentato dalla forgia tradizionale il ferro che con la forza delle loro braccia e del martello diventerà coltello, zappa… Una sinfonia di odori e colori che emoziona i sensi, un viaggio che s’imprime nella mente e non farà mai più dimenticare l’Africa vera.

APPROFONDIMENTI

Il Burkina Faso, già Repubblica dell’Alto Volta, è uno stato dell’Africa Occidentale privo di sbocchi sul mare e confinante con Mali a nord, Niger a est, Benin a sud-est, Togo e Ghana a sud e Costa d’Avorio a sud-ovest.

È una repubblica. Dapprima colonia, ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960 e divenne Repubblica dell’Alto Volta. Il nome attuale, Burkina Faso, fu istituito il 4 agosto 1984 dal presidente rivoluzionario Thomas Sankara, e significa “la terra degli uomini integri” nella lingua more e nella lingua bamanankan parlate rispettivamente dall’etnia mossi e dell’etnia dioula.

Gli abitanti del Burkina Faso sono chiamati Burkinabè. La popolazione è concentrata nella parte centrale e meridionale del paese. A causa del forte tasso di disoccupazione, centinaia di migliaia di Burkinabé migrano stagionalmente nei paesi confinanti in cerca di lavoro.

Popolazione: 16.468.714 (UN, 2012)

Capitale: Ouagadougou

Area: 274.200 km2

Lingue: il francese è la lingua ufficiale , ma quella più parlata è la Lingua More, oltre a numerosi altri dialetti e lingue locali

Festa nazionale: 11 dicembre

Fuso orario: GMT

Prefisso telefonico internazionale: +226

Valuta: Franco CFA

Passaporto: con validità residua di almeno 6 mesi da momento dell’ingresso nel Paese, e comunque estesa per tutta la durata del soggiorno.

Vaccinazioni obbligatorie: febbre gialla

Visto d’ingresso: necessario

Gruppi etnici: i Voltaici che includono il sottogruppo dei Mossi. I Mande, i Grussi, e i Bobo che occupano la regione sud-orientale di Bobo Dioulasso mentre le aree del Sahel sono occupate da Tuareg, Peul e Hausa.

Gruppi religiosi: 5O% Mussulmani, 30% Cristiani, 20% Animisti.

STORIA

I francesi iniziarono la colonizzazione della regione del Burkina Faso nel 1896, sottomettendo il regno Mossi di Ouagadougou. Il regno divenne un protettorato, e nel 1898 l’intera regione era sotto il controllo francese. Nel 1904, il protettorato fu annesso all’Africa Occidentale Francese, insieme agli odierni Senegal e Niger. I Burkinabe parteciparono alla Prima guerra mondiale all’interno della fanteria senegalese (tirailleurs sénégalais).

Nel 1919, il Burkina Faso divenne una colonia separata col nome di Alto Volta. Il 5 settembre 1932, la colonia fu smembrata e suddivisa fra Costa d’Avorio, Mali e Niger. Fu ricostituita il 4 settembre 1947, con gli stessi confini che aveva in precedenza.

L’Alto Volta ottenne l’autogoverno l’11 dicembre 1958, diventando una repubblica membro della Comunità Franco-Africana . Due anni dopo la Francia concesse l’indipendenza.

Come per molti altri stati africani, il periodo successivo all’indipendenza fu caratterizzato da una forte instabilità politica. Un primo colpo di stato, nel 1966, portò al potere i militari fino al 1978. Il secondo colpo di stato, nel 1980, fu rovesciato due anni dopo. Nel 1983 venne arrestato Thomas Sankara, già primo ministro, ma a seguito di ciò si scatenarono numerose rivolte popolari che portarono al potere proprio quest’ultimo. Sankara cercò di cambiare radicalmente il paese, in primis dal nome cambiato da Alto Volta a Burkina Faso, ed attuò una serie di vaste riforme sociali. Sankara sarà ricordato anche per essere stato il primo presidente africano ad aver denunciato la piaga dell’AIDS oltre che per le sue numerose critiche ai paesi più sviluppati sul problema del debito estero degli stati africani. Verrà uccciso nel 1987. Il suo successore Blaise Compaoré, ha retto il Paese per ventisette anni (rieletto per quattro mandati presidenziali). Il 31 ottobre 2014, dopo un’ampia sollevazione popolare contro una modifica costituzionale che gli avrebbe permesso un ulteriore rinnovo del mandato presidenziale, Compaoré si è dimesso.

Geografia e clima

Le regioni meridionali sono verdi e coperte di foreste, mentre nel nord è presente il deserto. La parte centrale del Burkina Faso si trova su un altopiano di savane che si snodano tra i 198 e i 305 metri sul livello del mare. Per la maggior parte il paese è pianeggiante, con pianure ondulate. Colline sono presenti nell’ovest e nel sud-est, ma in genere l’altitudine massima e minima è contenuta in meno di 600 metri . Nel paese sono presenti tre valli fluviali, quella del fiume Niger nel nord (fiume che però non attraversa il paese) estesa 72.000 km², quella del fiume Komoé e quella del fiume Volta nel centro del paese. Il sistema fluviale del Volta, con 120.000 chilometri quadrati di bacino idrografico è il principale del paese, con i tre fiumi Volta Bianco, Volta Nero e Pendjari che si riuniscono successivamente nel Ghana formando per l’appunto il fiume Volta.

ll clima del Burkina Faso è principalmente tropicale, con due stagioni distinte: la stagione delle piogge, da maggio-giugno a settembre (più breve nel nord) e la stagione secca, in cui soffia l’harmattan, un vento secco e caldo proveniente dal Sahara.

Economia

PIL pro-capite: 636 $ (2012 est.)

L’economia del Burkina Faso è una delle più arretrate del mondo.

L’agricoltura, praticata con metodi arcaici e su terreni aridi, è insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno. Nonostante gli sforzi del governo, che ha stanziato ingenti fondi per raggiungere l’autosufficienza alimentare, il paese necessita ancora degli aiuti stranieri, in particolare francesi. Le principali colture alimentari sono: miglio e sorgo, che crescono anche in zone siccitose seppure con scarsi rendimenti; mais e manioca, nelle zone più piovose; riso, la cui coltura è in espansione grazie agli aiuti tecnici cinesi. Il principale prodotto da piantagione è il cotone, introdotto in epoca coloniale. L’allevamento del bestiame occupa un posto rilevante nell’economia del paese e conta su un patrimonio zootecnico importante. L’esportazione di cotone e di capi di bestiame non riesce a pareggiare la bilancia dei pagamenti.

Le discrete risorse minerarie non sono adeguatamente sfruttate a causa delle inefficienti vie di trasporto. La principale risorsa è l’oro, estratto nei giacimenti di Poura e Assakan. Il settore energetico è modestissimo e il fabbisogno di energia viene soddisfatto completamente dal carburante importato. L’industria incide in minima parte sulla formazione del prodotto interno lordo e si basa sulla lavorazione di materie prime locali destinate al consumo nazionale. Sono presenti cotonifici (a Koudougou), calzaturifici, fabbriche di birra, di sigarette (a Bobo-Dioulasso) e di zucchero (a Banfora). Imprese pubbliche nei settori dell’elettricità, del petrolio e delle telecomunicazioni sono state avviate nel 2001 ad un processo di privatizzazione.

Trasporti

Il paese dispone di una rete ferroviaria complessiva di soli 622 km circa. Sono presenti anche circa 15 000 km di strade, di cui solo una parte è asfaltata. Nella capitale, Ouagadougou, ed in poche altre zone abitate, operano aziende pubbliche e private che gestiscono i trasporti urbani, suburbani ed interurbani esercitati con autobus.

L’unico aeroporto internazionale si trova nella capitale Ouagadougou.

Cucina

l piatto principale per gran parte degli abitanti del Burkina Faso è una polenta di miglio (sempre più frequentemente di mais) condita con varie salse che tra i mossi, l’etnia maggioritaria nel paese, prende il nome di to. La bevanda tradizionale che accompagna il to nei momenti di festa è il dolo, una birra a bassa gradazione ottenuta dalla fermentazione del sorgo rosso.
Un altro prodotto tipico dell’alimentazione tradizionale è il niebe, un fagiolo molto diffuso nel continente africano per la sua capacità di adattarsi a climi anche molto difficili.

Il sesamo è un prodotto molto utilizzato nella cucina tradizionale.

Negli ultimi anni, soprattutto in città, si stanno affermando anche altri cereali come il riso e i frumento (pasta e pane).

Tra i prodotti tipici del Burkina Faso vi è certamente il pollo, perlopiù arrostito, e la faraona che vengono trasportati ogni giorno e con ogni mezzo dai villaggi vicini alla città e poi cotti e venduti nelle migliaia di banchetti ambulanti nelle vie della capitale.

Media

I media in Burkina Faso consistono in carta stampata, radio e televisioni supportate dallo Stato, insieme a numerose emittenti private che trasmettono musica, sport, cutura e temi religiosi.

EDUCAZIONE

L’istruzione è obbligatoria per i ragazzi tra i 7 ed i 13 anni. Nonostante questo, ed il fatto che sia gratuita, il tasso di alfabetizzazione è molto basso: circa il 29%.

Molti bambini e ragazzi restano nei villaggi ad aiutare i propri genitori nella coltivazione dei campi, crescendo quindi senza sapere né leggere né scrivere, ed il loro unico mezzo di comunicazione resta il dialetto parlato dal gruppo etnico al quale appartengono.

Nel paese esistono quattro università: due nella capitale Ouagadougou, una delle quali è la prestigiosa University of United Popolar Nations, partner dell’Università Popolare degli studi di Milano, e altre due, a Bobo-Dioulasso e a Koudougou.

SALUTE

Aspettativa di vita:

  • totale 55 anni
  • Uomini: 53
  • Donne: 57

Mortalità infantile: 10,7 %

Tasso HIV/ AIDS: 4%

MUSICA

La musica in Burkina Faso fa da sfondo a questo meraviglioso paese del continente africano. Gli strumenti utilizzati sono tra quelli tipici dell’Africa sub-sahariana: il balafon, uno xilofono costruito con legno e zucche, lo djenbe, un tamburo che può avere varie dimensioni e varianti, e la kora, uno strumento a corde. Oltre a questi vi sono numerosi altri strumenti tipici di particolari zone o etnie e che rappresentano un prezioso patrimonio culturale; anche l’uso delle tecniche vocali è degno di nota. La città di Bobo Dioulasso è conosciuta in tutto il mondo per aver dato i natali ai migliori percussionisti burkinabe… In ogni caso un tour in Burkina Faso è sempre accompagnato dalla musica e sempre c’è l’occasione per mettersi alla prova con le percussioni o semplicemente danzare seguendo il ritmo pulsante e gioioso dell’Africa più vera.