Ulteriori Informazioni – Benin

Piccolo paese affacciato sul Golfo di Guinea tra Togo e Nigeria, ha molti aspetti da scoprire: offre una visione autentica della savana africana e in più tutta una serie di curiosità naturalistiche e antropologiche che si possono riassumere in una parola: charme.

A cominciare dalla straordinaria presenza delle donne, la cui emancipazione sociale è di lunga data: la loro ‘grinta’ era nota già nel secolo scorso, per le armate d’Amazzoni, guerriere al servizio del re d’Abomey. Ma ancora oggi il loro carattere forte le aiuta negli affari, e lo si vede soprattutto nei mercati, dove regnano come patrone indiscusse, giocando sulla prestanza fisica, la naturale autorevolezza e la magnificenza del proprio abbigliamento. Ognuna ha il proprio modo di abbigliarsi: utilizzando fino a dieci metri di coloratissimi tessuti riescono a creare abiti che si modellano sul loro corpo conferendo loro una ammirevole sontuosità.

Un circuito nel Quartiere Latino dell’Africa

Per non trovarsi in situazioni d’inferiorità rispetto alle donne, gli uomini tendono a frequentare assiduamente le scuole e spingono i figli a ottenere un buon livello culturale, al punto che il Benin si è guadagnato la nomea di Quartiere Latino dell’Africa. E anche prima dell’indipendenza, avvenuta nel 1960, la maggior parte dei funzionari, dei segretari, degli insegnanti e infermieri dell’Africa Occidentale francofona proveniva dal Benin (allora Dahomey).

È da qui che nasce forse il desiderio d’emancipazione e la propensione al dialogo che si nota negli uomini come nelle donne e addirittura nei bambini più piccoli. Non a caso il popolo del Benin è sempre stato ritenuto un popolo particolarmente intelligente e ‘sveglio’.

Un viaggio magico nella terra del Vudù

A Ouidah, 40 km a ovest di Cotonou, la città più importante e popolosa, restano tracce della presenza dei colonizzatori stranieri, a cominciare dai primi portoghesi, ma la città è tipicamente e profondamente africana. E’ ritenuta la capitale religiosa del paese per le numerose feste che vi si svolgono, celebrate con canti, tamtam e danze che testimoniano ancora come le credenze e le tradizioni autoctone siano vive e non siano state contaminate.

E’ nei villaggi situati tra Abomey e Ouidah che è nato il vudù, di cui i neri abitanti dei Caraibi, condotti oltre oceano come schiavi fin dal secolo XVI, hanno conservato i riti. I feticheur di Ouidah godono di grande fama e il Tempio dei Pitoni sacri, nonostante le ridotte dimensioni, ospita un feticcio ancora molto venerato.

Altri luoghi di interesse sono la cattedrale che si affaccia sul tempio di Dangbe e il museo installato nella costruzione del vecchio forte portoghese. Il mare si trova a soli 4 km dalla città, con una spiaggia di sabbia finissima da percorrere all’ombra di freschi palmeti.

Villaggi sull’acqua.

Le brevi escursioni a partire dalle città costiere offrono diverse possibilità; ma la più classica e affascinante è quella che conduce in piroga verso i villaggi lacustri, in particolare quello di Ganvié. Si tratta di un villaggio interamente costruito su palafitte di bambù che affiorano dall’acqua a pochi metri di distanza le une dalle altre. La visita è un’occasione non solo per ammirare l’ingegnosità del complesso ma anche per entrare in contatto con la realtà di vita degli abitanti. I pescatori sono molto accoglienti e amano mostrare il loro sistema di pesca e quello usato per affumicare il pesce proprio accanto alle loro abitazioni. E ne approfittano per mostrare ai visitatori qualche oggetto d’artigianato di loro produzione.

Abomey tra mito e arte

Abomey è prima di tutto il palazzo-museo dei re di un popolo valoroso. Ben restaurato, vi si effettuano visite guidate durante le quali si possono ammirare gli splendidi oggetti appartenuti agli ultimi re Guezo e Behanzin, e scoprire la storia di una dinastia che risale alla fine del XVI secolo, con tutte le sue vicissitudini: le interminabili guerre contro i Nago dell’est, lo splendore delle corti, le leggendarie guerriere amazzoni.

Il palazzo è una testimonianza viva dell’arte del Benin e ne conserva diversi esempi: bassorilievi scolpiti, statue, mobili, troni, scettri, arazzi, ricami, oggetti in vimini, bronzo e rame, tutti di magnifica fattura. Ma per meglio collegare il presente al passato del Benin bisogna anche fare un giro nel palmeto del palazzo, dove i bambini giocano rincorrendo maialini e piccole caprette, e nei villaggi vicini dove la semplicità non impedisce un certo comfort.

A nord di Abomey, i palmeti lentamente lasciano spazio alla savana, non di densa foresta o di steppa piatta ma con un accenno di vegetazione punteggiata da colline nere al fianco delle quali si adagiano piccoli villaggi.

Castelli d’argilla – visita alle “tata” del Benin !

Seguendo la catena dei monti dell`Atakora, intono a Natitingou, TransAfrica vi conduce nel paese dei Somba, parola che indica una serie di etnie conosciute come Tamberma, Betammaribe, Bessoribe, Betiabe, Wama, tra le quali è difficile fare distinzioni. Elementi comuni sono le “tata” , le case a forma di piccoli castelli a diversi piani, circondate da campi coltivati. Costruite in argilla e fango, la loro architettura è così ingegnosa che hanno incantato persino il grande architetto Le Corbusier.

Queste popolazioni hanno trovato rifugio, nei secoli, in questi territori dall’accesso difficile. Praticano ancora la caccia con l’arco e mantengono le proprie tradizioni: per loro un uomo è tale solo se ha percorso un lungo cammino d’iniziazione e se diviene proprietario di una “tata” tradizionale. Le belle scarificazioni che adornano il viso e il ventre mostrano chiaramente quale sia il prezzo da pagare per essere considerati adulti…

APPROFONDIMENTI

La Repubblica del Benin è una nazione dell’Africa Occidentale. Confina ad ovest con il Togo, ad est con la Nigeria e a nord con il Burkina Faso e Niger. La costa meridionale lunga 121 km, sul golfo del Benin è dove si colloca la maggioranza della popolazione. La capitale del Benin è Porto—Novo ma la sede del governo si trova a Cotonou, la più grande città del Paese. Il Benin è una nazione tropicale, sub-shariana, in larga misura dipendente dalla coltivazione del cotone e dall’agricoltura in generale.

Area: 116,000 km2

Popolazione: 9.6 milioni

Trasporti: Un aeroporto e un porto entrambi situati a Cotonou, due le principali strade asfaltate e la società nazionale delle ferrovie che gestisce la sola linea ferroviaria ancora in funzione.

Lingua ufficiale: francese

Idiomi locali: Fon, Yoruba, Bariba

Religione: Il più grande gruppo religioso appartiene al cattolicesimo, seguito dai mussulmani, Vudù, religioni animiste ed infine i Protestanti. La religione vudù è ufficialmente riconosciuta dal 1998 e ogni 10 gennaio viene celebrata la giornata nazionale del vudù.

Maggiori partiti politici: Parti Social Démocrate (PSD), Renaissance du Benin (RB), Parti du Renouveau démocratique (PRD), Mouvement africain pour la démocratie et le progrès (MADEP), Force Cowrie for an Emerging Benin (FCBE)

Presidente: Thomas Boni Yayi vinse il secondo turno alle elezioni presidenziali del Marzo 2006 aggiudicandosi il 74% dei voti. Il Presidente del Benin è a capo del governo, dello stato e dell’esercito e nomina i membri del gabinetto. Altre elezioni presidenziali si tennero nel marzo 2011 dopo essere state rinviate per due volte. Yayi Boni fu rieletto al primo turno con il 53% dei voti, portando del malcontento nell’opposizione che ha messo in dubbio la legittimità dello svolgimento.

Economia

PIL: 6.649 billion US $ (2010 est.)

Tasso di crescita annuale: 2.5%

Inflazione: 2.3%

Principali prodotti agricoli e industriali: Cotone, mais, cassava, igname, piselli, olio di palma, arachidi, anacardi, burro di karitè, bestiame/ prodotti tessili, industria alimentare, materiali da costruzione, cemento.

Risorse naturali: miniere di marmo non ancora sfruttate, pietra calcarea e legno, piccoli depositi petroliferi.

Export partners: India, Cina, Niger, Nigeria, Indonesia;

Import partners: Francia, Cina, USA, Malaysia, Regno Unito, Olanda, India, e Tailandia (prodotti alimentari, beni strumentali e prodotti petroliferi).

L’economia del Benin è basata sull’agricoltura e i servizi. Il cotone è la principale coltura ma il suo valore oscilla in base ai prezzi mondiali che sono molto volatili e deve inoltre affrontare la concorrenza dei produttori Usa sovvenzionati dal governo. L’altro pilastro dell’economia è la ri-esportazione con i Paesi vicini, in particolare con la Nigeria. Molta parte di questo business non è tracciato ed alcuni stimano che rappresenti oltre il 30% del PIL. Si stima che il 75% dell’import che transita al porto di Cotonou sia destinato alla Nigeria. L’economia del Benin ha subito in diverse occasioni, dei contraccolpi allorchè la Nigeria rafforzò le regole dell’import, in parte proprio per fermare il fiorente contrabbando di merci provenienti dal Benin. Considerando che il governo si basa sulle entrate doganali per circa la metà del suo reddito, si può comprendere come la politica commerciale nigeriana sia fondamentale per la salute economica del Benin.

Nel luglio 2007 il governo presentò un piano per la privatizzazione delle telecomunicazioni e dei settori di pubblica utilità oltre che del porto di Cotonou.

L’esplorazione petrolifera offshore fu iniziata vicino al confine con la Nigeria ma non è ancora nota l’entità della riserva sfruttabile. Nel 2003 Il Benin ha beneficiato di circa 460 milioni di dollari di sgravi del debito. Nel giugno del 2010 l’FMI ha approvato un nuovo accordo triennale con l’Extended Credit Facility per circa 109 milioni di dollari. Il nuovo accordo è stato stipulato per sostenere il programma di aumento della crescita economica aumentando gli investimenti nelle infrastrutture, oltre che attuare le riforme strutturali volte ad aumentare la competitività economica del Benin.

DEBITO ESTERO: $2.894 Billion (2009 est.)

MEDIA

Il Benin possiede un canale televisivo di stato, una manciata di canali televisivi commerciali, stazioni radio commerciali e locali. Si pubblicano decine di giornali e periodici.

La radio è la principale fonte di informazione, in particolare nelle aree rurali dove il mezzo è popolare soprattutto perché le trasmissioni sono in lingua locale.

La BBC World Service, Radio France Internationale e Gabon’s Africa No1 sono raggiungibili in FM a Cotonou.

Il Benin fu uno dei primi stati dell’Africa Occidentale a possedere la connessione internet. Nel settembre 2006 L’International Telecommunications Union (ITU) stimò che ci fossero circa 425.000 utenti internet.

STORIA

Dal XVII sec. alla fine del XIX sec., l’attuale Benin fu governato dal Regno del Dahomey famoso per la grande cultura militare che possedeva. Il Dahomey era anche conosciuto per il corpo militare d’elite formato da sole donne, ( guerriere addestrate appositamente per usare i nuovi fucili Martini-Henry) noto in Europa come le Amazzoni del Dahomey.

I portoghesi furono i primi ad insediarsi sulla costa nel 1472 e ad iniziare la tratta degli schiavi. Il Regno del Dahomey fiorì e si arricchì enormemente con il commercio degli schiavi che venivano catturati come prigionieri di guerra e rivenduti ai commercianti di schiavi europei, raggiungendo il picco sotto il regno di Agadja all’inizio del XVIII sec., da qui il nome di Costa degli Schiavi. Il commerciò terminò nel 1885 quando l’ultima nave cargo portoghese salpò dal porto di Ouidah diretta in Brasile.

Nel 1892, con la tratta degli schiavi abolita e il potere regionale in diminuzione, la Francia conquistò l’area e la rinominò Dahomey francese, facendone così una colonia a tutti gli effetti.

Il 1 agosto 1960, Dahomey conquistò l’indipendenza dalla Francia grazie a Hubert Maga che divenne il primo presidente e che resse un governo democratico per 3 anni. I primi anni dell’indipendenza però furono segnati da una serie di colpi di stato militari avvenuti tra il 1963 e 1970. Nel il 1972 ci fu un nuovo colpo di Stato guidato da un uomo che proveniva dal nord, si trattava del maggiore Mathieu Kérékou, un soldato che aveva prestato servizio nell’esercito francese. Quando salì al potere, per il Dahomey si trattava del nono governo in dodici anni. L’amministrazione si era ormai abituata alla nozione di governo tramite gestione della crisi e la nazione stava combattendo una lotta senza una guida chiara e in costante stato di incertezza. La fase storica che seguì fu caratterizzata da maggiore stabilità ma in un primo momento sembrò che lo schema dei colpi di stato ogni due anni fosse destinato a continuare (1973-1975-1977). Kérékou resistette ad ogni attacco e annunciò che il Dahomey avrebbe intrapreso una rivoluzione popolare e avrebbe pertanto iniziato un percorso socialista di stampo marxista-leninista. Il Benin stabilì relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare della Cina, con la Libia e la Corea del nord, avvicinandosi anche all’Unione Sovietica e ai suoi Stati satellite. Nel 1975 Kérékou cambiò il nome da Dahomey a Repubblica Popolare del Benin. Il nuovo corso stimolò alcuni cambiamenti significativi, le scuole furono nazionalizzate, il sistema giuridico fu riorganizzato e furono creati dei comitati nelle aree agricole allo scopo di stimolare la partecipazione del governo locale. Nel 1982 il governo era nel pieno del processo di privatizzazione o di ristrutturazione delle società statali non produttive e corrotte. Nel 1985 chiese aiuto al FMI per sostenere una nuova politica, le difficoltà economiche avevano già costretto il governo a mettere in atto severe misure di austerità e ad annunciare che lo Stato non avrebbe più garantito l’occupazione ai laureati. Tale decisione fece scoppiare delle sommosse molte violente e diede luogo a numerosi arresti e a forte repressione del dissenso. Nel dicembre 1989 ci furono dimostrazioni come non si era più verificato dal colpo di Stato di Kérékou del ‘72, che davano voce a richieste pubbliche di dimissioni del presidente, di adozione di un sistema pluripartitico e della totale soppressione della radicata corruzione nel sistema paese. Gli studenti e i funzionari pubblici non ricevevano rispettivamente le sovvenzioni e gli stipendi da mesi, l’assenteismo aveva assunto proporzioni spaventose e il paese intero era in un costante stato di confusione e malcontento. E fu nel 1989 che venne firmato un accordo con FMI e Banca Mondiale volto a rimuovere Kérékou e al pagamento di parte dei salari arretrati, con la la Francia che chiese l’abolizione della ideologia marxista-leninista in cambio del sostegno economico. Con il referendum dell’agosto 1990 fu sancito il totale sostegno alla costituzione pluripartitica e nel 1991 furono indette nuove elezioni presidenziali che videro la sconfitta di Kérékou.

Diritti umani: Dopo il ritorno ad una democrazia multipartitica nel 1991, lo stato dei diritti umani in Benin è migliorato. Si registra un incremento dei partiti politici, esiste una stampa indipendente, i sindacati sono una forza piuttosto potente e la società civile è fiorente. Sono presenti circa 5.000 ONG locali, incluso i gruppi per i diritti umani che lavorano liberamente sul territorio senza subire interferenze governative. Nonostante l’esistenza di organismi anti-corruzione, la corruzione rimane tuttavia il problema chiave, tutt’ora irrisolto.

Geografia

La Costa: pianeggiante, sabbiosa, in alcuni tratti paludosa e punteggiata da laghi e lagune che comunicano con l’oceano.

Sud: mosaico di foresta/savana, gli altopiani con altitudini che vanno dai 20 ai 200 mt. sono divisi da valli che corrono da nord a sud lungo i fiumi Couffo, Zou, e Oueme.

Centro: territorio abbastanza omogeneo caratterizzato da pianure che si alternano a piccole alture morbide.

Nord/Ovest: regione di bellezze naturali mozzafiato dominata dalle sole vere montagne del paese: il massiccio dell’Atakora che ha il suo punto più alto nel Mont Sobkaro, 658 mt.

Nord/Est: caratterizzato da un paesaggio di boschi e savana intervallati da una serie di piccoli fiumi che scorrono lenti per poi confluire nel fiume Niger.

Clima

Il clima del Benin è caldo/umido. Ci sono due stagioni delle piogge e due stagioni secche. La principale stagione delle piogge va da Aprile a Luglio inoltrato, l’altra va da Settembre a Novembre con piogge più brevi e meno intense. La lunga stagione secca va da Dicembre ad Aprile, mentre la piccola va da Luglio ad inizio Settembre. Le temperature e l’umidità sono alte lungo la costa tropicale. A Cotonou la media delle temperature si aggira intorno ai 31°C, la minima intorno ai 24°C. Le temperature fluttuano di poco durante l’intero corso dell’anno, mentre sono più evidenti a nord e, quando soffia l’harmattan da settentrione nel mese di dicembre, le notti possono essere alquanto fresche.

Flora e Fauna

La maggior parte della fauna è concentrata nei parchi della Pendjari e al W national Park dove si possono ammirare antilopi, scimmie, facoceri, bufali, ippopotami e più raramente leoni, elefanti e leopardi.

La flora è piuttosto interessante al nord, dove gli alberi più comuni sono : néré, shea, baobab, teak, silk-cotton e cailcedrat.

Salute

fonte (http://www.who.int/gho/countries/ben.pdf) & CIA Fact books.

Aspettativa di vita:

in media 59 anni

Uomini: 58 anni

Donne: 61 anni

Struttura per età:

0-14 anni: 44.7%

15-64 anni: 52.6%

65 e oltre: 2.7%

Età media: 17.4 anni

Tasso di mortalità sotto i 5 anni: 121/1000 (molto spesso per malaria, polmonite o diarrea)

Nascite assistite da personale sanitario qualificato: aree urbane: 78% – aree rurali: 47%

Vaccinazione tubercolosi: aree urbane: 87% – aree rurali: 79%

Affetti da AIDS: Sul totale della popolazione: 1.2% (60.000 persone)

% di persone che hanno accesso all’ acqua potabile: 60% circa

Accesso a servizi igienici adeguati: aree urbane: 21% – aree rurali: 3%

Personale sanitario:

1.5 medici/10.000 abitanti

9.5 infermieri/10.000 abitanti

Educazione

Tasso di afabetizzazione: media: 34.7% (persone in grado di leggere e scrivere sotto I 15 anni)

Con il 47% circa della popolazione sotto i 15 anni, l’educazione è un aspetto molto importante del Paese. La percentuale di iscrizioni al sistema scolastico è in continuo aumento ma rimane il grande problema dell’abbandono della scuola in età ancora scolare, circa 66 su 100 lasciano la scuola prima di arrivare alla 5 elementare. Le cause sono diverse, la principale è perché i ragazzi vengono avviati molto presto al lavoro, poi la difficoltà nel pagamento delle tasse scolastiche e del materiale didattico ed infine il basso livello dell’ educazione fornita a causa della mancanza di training del corpo docenti.

Lo standard di vita delle famiglie è il più importante fattore di discriminazione, e vale la pena sottolineare che per 10 ragazzi iscritti, solo 8 ragazze vengono iscritte. Anche le aree geografiche di appartenenza dei ragazzi sono un fattore discriminante per l’accesso alla educazione. Al nord i problemi sono maggiori rispetto al sud-ovest maggiormente urbanizzato e sviluppato. Il governo destina circa il 21% del proprio budget per l’educazione e la parte maggiore viene riservata alle scuole primarie (53%).

Ci sono circa 3 milioni di lavoratori in Benin e il rischio di povertà è decisamente più elevato per i ragazzi senza istruzione (circa 17% contro 48%). Nel frattempo la formazione di capitale umano non è adeguata alle necessità dell’economia nazionale, il settore informale è in continuo aumento in quanto ci sono più laureati rispetto ai i posti disponibili come dirigenti e nello stesso tempo mancano figure professionali adatte a settori promettenti come l’agricoltura, allevamento, pesca, settore forestale, trasporti e comunicazioni. Il risultato è il 17% di disoccupati e il 56% di sotto-occupati.

CUCINA

La cucina del Benin assomiglia molto a quella del vicino Togo. I piatti sono generalmente a base di riso, patè (il termine generico con cui si indicano gli impasti a base di manioca, igname o patate dolci), moyo (simile alla semola di grano) o maccheroni con salsa. Altro piatto tipico è il Fufu che può essere preparato con banane plantain oppure con manioca o igname. Cotonou vanta un numero crescente di ristoranti di alta qualità che propongono piatti francesi, libanesi e cinesi.

Musica

Il Benin vanta numerose tradizioni musicali. La musica moderna mescola ritmi indigeni con melodie tratte dallo stile congolese. Negli anni settanta il panorama della musica popolare del Benin è stato messo a dura prova dal coprifuoco imposti dal governo ma, in qualche maniera, le orchestre hanno continuato a suonare. Tra di esse, le più famose sono l’Orchestre Poly Rytmo, la Disc Afrique e Les Astronauts. Senza dubbio il prodotto musicale di maggior successo a livello internazionale è la ricca voce di Angélique Kidjo.