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Ghana

Ghana, paese che si affaccia sul Golfo di Guinea con antichi forti di origine europea, testimonianza di attività commerciali tra Europa, Africa ed America, che sono durate per secoli. In particolare i forti di Elmina e Cape Coast, circondati da villaggi di pescatori.

La capitale, Accra, sta assumendo tratti sempre più moderni, senza però perdere la sua dimensione africana: Qualche esempio: il quartiere di James Town- un villaggio all’interno della metropoli , i fabbricanti di bare “fantasy” dalle forme le più stravaganti, a dimostrazione dell’immensa creatività africana.

Kumasi, capitale del regno dell’oro ashanti, con una popolazione tenacemente fedele a rituali quali Akwasidae e Awukudae, che esaltano i loro re.

Più a nord: i Dagomba, con le loro capanne in argilla e tetti di paglia, che sembrano cartoline di un’Africa lontana nel tempo. E più a nord ancora: i Gurunsi che affrescano le loro case con magnifici affreschi, ed i Lobi che costruiscono case fortificate dall’architettura “minimalista”.

Lungo gli assi che collegano nord a sud troviamo moschee in argilla, in stile sudanese. In particolare, la moschea di Larabanga, segno del passaggio di carovane, popolazioni, religioni che da nord sono arrivate fino alla costa.

Il paesaggio va dalle spiagge dorate della costa alle savane del nord, inaridite durante la stagione secca, passando attraverso distese di foresta tropicale. L’oceano è impetuoso, ma la regione di Axim si caratterizza per piccole baie che smorzano la forza delle onde permettendo un tuffo in acqua, piacevole e sicuro.

Paesaggio abbastanza pianeggiante, con qualche rilievo a sud, specialmente il dorsale che attraversa la Volta Region ad Est, e che si prolunga in Togo.

La mappa del Ghana è infine caratterizzata da una grandissima macchia blu: il Lago Volta. Immensa distesa d’acqua artificiale, creata negli anni ’60 per dotare il paese di produzione elettrica. La regione è così caratterizzata da bei paesaggi, dalle tonalità verde-blu.

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Togo

Il Togo è un piccolo paese dal punto di vista geografico, ma grande dal punto di vista umano. I suoi 56.000 di kmq sono infatti abitati da circa 40 popolazioni.

A sud gli Ewe, i Mina, gli Ouatchi che praticano il vudù, religione tradizionale originaria di queste regioni, con sacrifici, danze e trance scatenate.

Più a nord i Kotokoli, intorno alla città di Sokode, musulmani che conservano pratiche animiste preislamiche, come la danza del fuoco.

I Bassar ed i Kabye, famosi per le loro iniziazioni ma soprattutto per la produzione metallurgica che viene praticata con l’utilizzo di tecniche ancestrali. Gli uni, i Bassar, produttori di ferro ricavato tramite fusione dalle rocce raccolte sulle vicine montagne; gli altri, i Kabye, grandi fabbri che con l’aiuto di pesanti pietre modellano il ferro che esce incandescente dalle loro forge. Perpetuazione affascinante di un antico sapere che nel mondo occidentale è andato perduto.

Si arriva poi alle colline dell’Atakora, nella regione di Koutammakou, dove hanno trovato rifugio i Tamberma, chiamati anche Batammariba. Costruiscono castelli di argilla a più piani. Modello architettonico tra i più apprezzati in Africa, esempio di architettura sculturale.

A nord, al confine con il Burkina Faso, vivono i Tchokossi ed i Moba, coltivatori di miglio in una terra di savane che secondo le stagioni si riveste di grigio o verde.

Lome, la capitale, possiede un carattere particolarmente originale, dato dal fatto di aver conosciuto una presenza coloniale tedesca, inglese e francese. Caso unico in Africa. Città che si dispiega tra oceano, laguna e frontiera con Ghana e che ospita mercati di feticci dove è possibile trovare rimedio ad ogni male, o quasi … ed ancora templi vudù, chiese e moschee in un clima di tranquilla convivenza e gioiosa voglia di vivere.

La regione di Kpalime, ad un centinaio di kilometri a nord ovest di Lome, è caratterizzata da colline e foreste. Gran bei paesaggi, luogo ideale per passeggiate e per rinfrescarsi, al riparo dal clima umido della costa.

Ed infine il Togo non manca di offrire al viaggiatore l’opportunità di piacevolissimi soggiorni balneari : le spiagge sono incantevoli, lunghe distese dorate bordate da file di palme da cocco.

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Benin

E’ cosa comune associare il Benin con il vudù. Collegamento assolutamente pertinente. Basta muoversi lungo il sud. Da Cotonou a Porto Novo, e poi a Ketou, Abomey, per poi di nuovo ritornare lungo la costa, Grand Popo e Ouidah. Ovunque: templi vudù, feticheur, oracoli, adepti del vudù, maschere quali Egun, Zangbeto, Gelede, re che consultano i preti vudù prima di ogni loro decisione… Il vudù è ovunque. Talmente forte da condizionare e modificare religioni monoteiste come l’Islam ed il Cristianesimo. La domenica, folle si riuniscono nelle chiese del Cristianesimo Celeste, praticando forme religiose sincretiche.

Insomma, visitare il Benin significare scoprire questa religione, che è molto più ricca degli stereotipi di cui sono pieni i mass media e che fanno dire agli adepti : “nelle vostre Chiese voi pregate Dio , noi nel nostro santuario Vudù diventiamo Dio
Altro grande punto d’interesse, a nord: i Somba, che costruiscono meravigliosi castelli d‘argilla adibiti a dimore . Esempio unico di architettura sculturale. Fra le migliori costruzioni tradizionali d’Africa.

Il Benin possiede anche alcuni parchi naturali. L’Africa Occidentale non è destinazione privilegiata in termini di fauna, pur tuttavia nell’estremo nord del Benin è possibile visitare, durante la stagione propizia, il Parco della Pendjari, a partire da Natitingou. Elefanti, bufali, leoni saranno forse all’appuntamento per un’esperienza di safari tipicamente africana.

Ritornando a sud, il Palazzo Reale di Abomey, definito dall’Unesco patrimonio dell’umanità , offre la possibilità dell’incontro con la storia del regno del Dahomey: regno che si è consolidato basandosi su guerre di conquista ed affari commerciali con i commercianti europei stabilitisi a Grand Popo, Ouidah, Porto Novo.

Per finire: il caratteristico villaggio su palafitte di Ganvie, la cui popolazione è dedita alla piscicoltura ed al commercio. E’ stata definita la “Venezia d’Africa”, perché in entrambi i casi si tratta di affascinanti civiltà d’acqua, in cui l’elemento lagunare fa parte integrante della vita della popolazione.

Sulle piroghe, che uomini, donne e bambini conducono con facilità con l’aiuto di lunghe pertiche, si scandisce la vita quotidiana. E’ sulla piroga che si va a pesca, ci si sposta, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche. Sulle piroghe le donne mettono in mostra le merci da vendere al mercato e i bimbi vanno a scuola.

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Burkina Faso

Burkina Faso, paese saheliano caratterizzato da una miriade di villaggi sparsi in un territorio che dalla savana del sud si trasforma progressivamente in Sahel, anticamera del Sahara.

A sud, nelle savane coltivate a miglio e sorgo, si trovano i Gurunsi, con le loro case magnificamente affrescate con colori naturali ricavati da essenze locali i Lobi, che hanno dimore costruite come fortezze, dallo stile “minimalista”.

L’etnia più importante dal punto di vista demografico sono i Mossi che riconoscono ancora un grande potere tradizionale ai loro Naba (Imperatori). Fra essi, il più famoso è colui che risiede a Ouagadougou e continua a governare i costumi tradizionali della sua gente.

Nella regione di Bobo Dioulasso troviamo diverse popolazioni che fanno riferimento alle maschere per culti di tipo agrario e riti di iniziazione: i Bobo ed i Bwa. Maschere tribali che sono fra i più begli esempi di arte africana.

Verso nord, si incontrano popolazioni nomadi, Tuareg e Peul, che pascolano i loro greggi di capre e cammelli in terre aride. I loro accampamenti, di una bellezza essenziale, sono immagini a carattere quasi “biblico”, la rappresentazione di una vita in cui l’essenziale sta nella solidità del gruppo, a prescindere dalle difficoltà insite nel luogo.

Le due più importanti città del Burkina sono Ouagadougou, la capitale, e Bobo Dioulasso.

Ouagadougou ospita grandi eventi culturali: il FESPACO, festival di film africano; SIAO, fiera dell’artigianato, e il festival “Jazz a Ouaga”.

Bobo Dioulasso è città che affonda le sue radici in un passato di commerci, incrocio di vie carovaniere che dal nord portavano sale e dal sud oro e noci di cola. La moschea in stile sudanese testimonia questo passato. La stazione dei treni, in stile neo-moresco, rappresenta un ‘altra presenza storica, quella francese, che qui ha lasciato tante testimonianze di architettura coloniale.

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Guinea Bissau

Guinea Bissau, paese originalissimo dell’Africa Occidentale. Prima di tutto, la lingua ufficiale: il portoghese che ne fa un’isola linguistica all’interno dell’Africa Occidentale, spartita altrimenti fra paesi francofoni ed anglofoni.

Il paese sembra un pezzo di Brasile in terra d’Africa: la lingua, il mare, la musica ritmata quasi come una samba, il carnevale che esplode con colori e ritmi sulle isole ed in terra ferma.

Le isole, appunto: l’arcipelago delle Bijagos, il più grande d’Africa. Circa ottanta isole, per lo più disabitate. Sull’isola di Orango si possono incontrare ippopotami di acqua salata, rarissimi altrove nel mondo; oppure le tartarughe marine che depongono le uova sull’isola di Poilao. La popolazione omonima, i Bijagos, conservano uno spiccato matriarcato che nobilita il ruolo delle donne, e lunghi riti d’iniziazione, durante i quali gli uomini vivono isolati sull’isola di Canhabaque (Roxa). In particolari periodi dell’anno, le maschere benedicono raccolti e villaggi.

Navigando da un’isola all’altra si scoprono veri e propri paradisi naturali, raramente visitati dai viaggiatori. Un tuffo nelle acque cristalline, una passeggiata lungo splendide spiagge deserte, una gradevole camminata verso l’interno, la visita a villaggi isolati in cui le donne vestono ancora con gonnelline di rafia: realtà assolutamente sbalorditive che giustificano il viaggio.

Senza dimenticare le capitali.

Bolama, la prima capitale della colonia, sull’isola omonima. Qui erano stati costruiti edifici amministrativi poi abbandonati, una volta che la capitale è stata spostata a Bissau. Rimane ora una realtà semi-urbana in abbandono. Quasi il set di un film “ The Day after”.

L’attuale capitale, Bissau, è a ragione definita la città più mediterranea dell’Africa sub-sahariana, intendendo per “mediterranea” un certo qual gusto di vivere. Basta sedersi ad un ristorante ed ordinare un menu…

Ed infine l’entroterra che non è di meno interesse per le sue popolazioni molto tradizionali che conservano culti e riti animisti: Manjaco, Pepel, Balanta, Peul, per nominarne alcune.

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Senegal

Il Senegal, paese che ha tanto da offrire al viaggiatore. Si comincia con Dakar, vivace e grande metropoli africana che fu “la capitale” intellettuale e culturale dell’Africa Occidentale Francese. Davanti a Dakar, l’isola di Gorée, che tristemente fu punto di raccolta degli schiavi destinati alle Americhe. Di quell’epoca si conservano ancora numerose vestigia. Oggi l’isola è divenuta meta di escursione non solo per la sua storia, ma anche per il clima gradevole, sempre rinfrescato dalla brezza marina e per i numerosi e simpatici ristorantini e boutique.

A nord, al confine con la Mauritania il Parco di Djoudj ,“oasi naturale” composta da centinaia di chilometri parzialmente inondati, una sorta di “paradiso umido” a ridosso del deserto. Il parco, dichiarato “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco, è abitato da oltre un milione di uccelli sia stanziali sia migratori che qui nidificano.

Sempre a nord Saint Louis, che fu edificata su due grandi isole tra il fiume Senegal e l’oceano . Questa vivace cittadina merita un’attenzione particolare per la sua storia e le sue atmosfere coloniali. La città, a ridosso dell’estuario del fiume Senegal, fu un avamposto della penetrazione coloniale francese. Il modo migliore per scoprire le viuzze coloniali e i quartieri dei pescatori è in calesse, mezzo di trasporto ancora in voga presso la popolazione.

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Costa d’Avorio

In Costa d’Avorio sono presenti circa sessanta etnie (Malinke, Senoufo, Lobi, Dan, Krou, Baoule, Akan…) e ciascuna possiede ricche tradizioni e numerosi riti iniziatici. A livello artistico queste etnie, in particolare i Dan e i Baoulè, hanno prodotto maschere e sculture di suggestiva bellezza , che figurano oggi tra le opere più quotate del mercato artistico africano. La maggior parte della popolazione è animista, ossia venera un Dio unico che permea tutto l’universo. Momenti di particolare intensità sono rappresentati dalle cerimonie iniziatiche e dalle feste rituali , animate da canti , danze, flauti e calebasse utilizzate come strumenti, il tutto ritmato dal suono delle percussioni. Di particolare rilievo i riti dei Poro, dei Senoufo oppure la danza sui trampoli nella regione degli Yacouba.

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