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TransAfrica Contest 2007
First edition
Text third awarded
Sugar and black goat by Silvano Galli
Oggi 1° agosto grande novità alla fine
della messa. Il capo villaggio viene a fare una comunicazione a tutti.
Circa un mese fa era stato convocato con gli altri capi villaggio dal
capo cantone a Kparatao per un incontro sulla tubercolosi. E’ venuto
a rendere conto di quanto è stato detto alla riunione.
Seduto con un notabile accanto all’altare parla con una bella voce
forte e convincente. All’inizio saluta tutti, e fin qui riesco a
seguire. Poi inizia il suo discorso e le mie orecchie si chiudono. Parla
per quasi mezz’ora. Casualmente afferro una parola “Capra”,
ma niente altro. Assemblea attentissima. Ogni tanto risate o qualche applauso.
Alla fine un applauso più sostenuto. Non ho capito nulla di quanto
ha detto.
Al pomeriggio faccio un po’ di lingua con due giovani, poi viene
Sylvain e andiamo a fare un giro al villaggio, in una zona in cui non
siamo mai andati. Per strada gli chiedo cosa ha detto il capo al mattino.
Ha parlato della tubercolosi e dei modi con cui si prende. Alcuni esempi.
Se con un amico cammini per strada e una persona viene verso di voi e
passando in mezzo a voi due tossisce, voi due prendete la tubercolosi.
Se con un amico vai alla toilette, e giunti a destinazione uno va da una
parte e l’altro dall’altra, e ad esempio in mezzo a voi due
c’è una strada, se uno dei due tossisce, l’altro prende
la tubercolosi. Se marito e moglie sono in camera e hanno un rapporto,
e in quel momento dietro la casa passa una capra nera, prendete la tubercolosi,
oppure se mentre avete un rapporto cade un pezzetto di paglia dal tetto,
prendete la tubercolosi. Se dopo aver dormito sulla stuoia, la arrotolate
e vi sedete sopra e poi tossite, prendete la tubercolosi.
Dico a Sylvain: “Ma forse non avete capito bene, il capo si è
espresso male, e poi lui non è mai andato a scuola e può
non aver afferrato bene, e poi è già da un mese che è
stato alla riunione, può aver dimenticato qualcosa, o forse tu
non mi dici tutto quello che ha detto, avrà detto anche altro,
ha parlato per mezz’ora?”. Era quello che aveva ritenuto.
Ci fermiamo a salutare un gruppo dal capo kabié. Una cooperativa
agricola. Hanno quattro ettari di mais. Con loro c’è il consigliere
pedagogico originario di Kolowaré. Hanno appena rinnovato l’esecutivo
con un nuovo presidente, dato che l’anziano aveva già fatto
due mandati. Si presentano, poi, evidentemente, si parla dell’intervento
del capo villaggio in chiesa. Erano presenti tutti. Dico loro che prima
di seminare paure sbagliate nel villaggio, sarebbe meglio parlare con
le suore che, essendo infermiere, sanno come si propaga la malattia e
possono dare informazioni esatte. Non sembrano molto convinti. La consigliera
dice: “Ricordiamo che la tubercolosi è la sorella minore
dell’AIDS”, ecco perché se ne parla. Ad ogni modo fra
qualche giorno arrivano alcune persone inviate dal ministero della sanità
per parlare del problema e sensibilizzare la gente. Farò di tutto
per essere presente.
Andiamo a salutare il capo dei Losso: un vecchietto solo, dolce, cordiale,
un sorriso aperto. Ci accoglie nel suo cortile. Ci dice che è catecumeno
e viene a messa ogni domenica. Trova grande conforto nell’ascolto
della Parola di Dio. Chiedo se il capo villaggio convoca, ogni tanto,
i capi quartiere. Chiedo se è andato alla riunione sulla tubercolosi.
No, era assente.
Continuiamo i nostri giri. Sono interessato al lavoro di una donna che
sta preparando la tapioca, partendo dalla manioca. La osservo mentre fa
“arrostire” il prodotto in un grande piatto di terracotta
posto sul fuoco. Non lontano un casotto con una macina meccanica. Un uomo
con tre bambini attorno che lavorano con lui. Stanno macinando mais. Un’altra
macchina dietro è per il riso.
Vedo poi un cartello: “Riparatore, radio, televisioni, orologi,
con i relativi disegni. Facciamo un salto a salutarlo. Chiedo se ha lavoro.
“Il sabato abbastanza”, mi dice. Uscendo passiamo da un amico
di Sylvain: “E’ il riparatore della mia bicicletta, gli manca
un pezzo che deve andare cercare a Sokodé”. Gli avevo dato
qualche soldo per ripararla.
Il giovedì arrivano due animatori del ministero della Sanità
di Sokodé per parlare del problema della tubercolosi: come si trasmette,
come si cura. Puntualizzare quello che il capo villaggio ha detto domenica
in chiesa. Voglio essere presente.
Poco prima delle 9 vengono a chiamarmi. Scendo al villaggio. Incontro
gli animatori e un infermiere del Dispensario. Andiamo a sederci vicino
all’abitazione del capo villaggio. C’è il capo villaggio,
alcuni notabili. Manca l’Imam e tutta la sua famiglia. Un suo parente
stretto è deceduto a Coma e la sua gente è tutta sulla strada
che attende i mezzi pubblici per recarsi al funerale. Conto i presenti.
Una trentina scarsi. Domenica in chiesa il capo villaggio ha parlato davanti
ad almeno 500 persone. Aveva parlato anche alla Moschea il venerdì
precedente.
Da una lato il capo villaggio con i suoi notabili, i due animatori, ed
io. Dall’altra, sotto un albero, i convenuti.
Gli animatori cominciano. Prima il nostro infermiere. Ha nelle mani un
libro giallo del ministero della Sanità sulla tubercolosi e lebbra:
trasmissione e cura. Oggi parla della tubercolosi. Spiega le vie normali
di trasmissione, i test che bisogna fare per accertarsi e curarsi, dice
di stare attenti a quello che si racconta per non incorrere in paure inutili.
Dato che non posso seguire mi guardo in giro per vedere i volti della
gente e fare qualche foto. Poco lontano da me, sulla mia destra, un gruppetto
di bambini. Uno si avvicina e mi mostra i resti di una pila con cui giocava.
Gli altri mi sorridono e salutano. Poco lontano quattro altri bambini
giocano seduti per terra. Una bambina più grandicella delle altre,
seduta per terra, ha sulle sue ginocchia forse il fratellino.
Ci sono anche alcuni ammalati. Uno è senza una gamba, l’altro
senza un piede. Sono lì anche loro attenti, seduti sotto l’albero.
Poi parla uno degli animatori in Kotokoli. Parla delle credenze popolari,
di quanto il capo ha evocato in chiesa nella prima parte del suo discorso.
La gente ha ritenuto soprattutto la prima parte, quando presentava le
credenze popolari, e ha dimenticato la seconda, la più importante.
Sono venuti proprio per questo: per togliere tutte le paure, per mostrare
come realmente la malattia si trasmette e come si cura. Ricordano con
forza che nessun guaritore tradizionale può guarire la tubercolosi.
Le cure sono gratuite per tutti.
Poi parla di nuovo il capo villaggio e si instaura un dialogo con i presenti.
Alla fine parla in francese il responsabile del gruppo per sottolineare
la serietà della malattia, che può diventare la porta dell’AIDS,
l’importanza di scoprire i sintomi dall’inizio e curarsi subito...
in barba alla capra nera!
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